Acqua e arsenico: salute a rischio per i cittadini del Lazio

Acqua non potabile in molti comuni del Lazio e possibili danni per la salute dei cittadini.

di Francesco Giuseppe Ciniglio 10 gennaio 2013 17:33

Concreto rischio contagio per i cittadini del Lazio per via dell’arsenico nell’acqua? Secondo uno studio eseguito dall‘Istituto Superiore di Sanità, l’impegno profuso da alcuni comuni della regione Lazio, al fine di far rientrare nella norma la situazione, non avrebbero sortito gli effetti sperati. Una situazione che appare piuttosto drammatica, anche in virtù della scadenza dei termini imposti dalla Ue (31 dicembre 2012).

Attenendosi alle analisi condotte dall’Istituto Superiore di Sanità, su un campione di 270 volontari che sono stati sottoposti all’analisi delle unghie per stabilire i valori di arsenico presenti in quest’ultime, gli stessi sarebbero ben tre volte oltre il limite.

Emergenza arsenico nell’acqua dunque per numerosi comuni della zona dei Castelli Romani, della provincia di Viterbo e Latina. Qui sono tantissime le famiglie obbligate a rifornirsi d’acqua dalle fonti pubbliche. Basti pensare che molti nuclei familiari non hanno nemmeno la possibilità di utilizzare l’acqua degli acquedotti per cucinare.

Troppi ancora i rubinetti da cui non fuoriesce acqua potabile. Lo studio eseguito dall’Iss, è stato pubblicato sulla Newsletter del reparto di Tossicologia Alimentare del Dipartimento di Sanità Pubblica.  L’idea della ricerca era partita nel 2010, dopo che l’UE si era rifiutata di incrementare oltre 5 volte i limiti di legge sotto espressa richiesta della Regione Lazio.

I risultati sono ovviamente indicativi, ma fanno ben comprendere la gravità della situazione. Una contaminazione delle acque da non sottovalutare, visto che, l’arsenico inorganico, viene reputato una dei maggiori agenti in grado da fare da concausa allo sviluppo di vari tipi di cancro.

Conclusioni

Nonostante l’attenzione dei media e l’impegno di numerose associazioni ambientaliste e non, la situazione appare piuttosto preoccupante. La soluzione non sembra essere dietro l’angolo e il rischio contaminazione riguarda migliaia e migliaia  di persone, ormai stanche e provate dalla mancanza di acqua potabile nelle proprie abitazioni. Non resta che attendere sviluppi futuri.

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