Addio al diabete grazie al tè

Conservarsi in perfetta salute e prevenire le malattie assumendo una delle bevande più amate dagli italiani.

di Francesco Giuseppe Ciniglio 8 novembre 2012 14:09

Mai più diabete grazie al ? Secondo uno studio condotto dagli studiosi svizzeri del Data Mining International (Ginevra) pubblicata sul British Medical Journal, nelle nazioni dove si consuma di frequente la bevanda, questa problematica tende a manifestarsi in maniera molto più sporadica.

Il diabete tirato in ballo è quello di tipo 2. La ricerca ha preso in esame il consumo di tè in cinquanta nazioni al mondo, basandosi su un modello matematico in grado di accertare se bere tè (quello nero classico) avesse o meno un impatto benefico sulla salute. I test hanno rilevato una chiarissima connessione con il diabete. Dallo studio è inoltre emerso che le nazioni al mondo dove si consuma più tè nero sono: Eire, Turchia e Regno Unito. Le nazioni dove invece se ne consuma di meno sono: Sud Corea, Brasile e Cina.

I risultati dello studio non vanno comunque a dimostrare un rapporto causa /effetto tra il diabete di tipo 2 e l’assunzione di tè nero, tuttavia, il team di ricerca guidata dal dottor Ariel Bèresniak è dell’avviso che vi sia una chiara relazione tra il consumo di tè nero e l’attenuazione del rischio di contrarre diabete di tipo 2.

Alla luce dei dati che emergono dalla ricerca condotta dall’Università di Ginevra, è lecito pensare che il tè nero sia in grado di prevenire il diabete, anche in virtù dei precedenti studi in materia, tuttavia, lo studio necessita di approfondimenti.

Per ciò che concerne l’Italia, qualche giorno fa l’Italian Barometer Diabetes Observatory ha presentato al senato il Report 2012 sui diabetici italiani. Quest’ultimo, riporta informazioni interessanti sul diabetico italiano classico.

Sovrappeso, sedentario e con una scarsa istruzione, è questo l’identikit del malato di diabete italiano. Tralasciando il profilo del diabetico di turno, il dato preoccupante è che, in Italia, i diabetici accertati sono quasi 3 milioni, ovvero il 5% della popolazione. Una percentuale molto elevata e che, con ogni probabilità, aumenterà negli anni a venire.

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