HIV: il virus che spezza il cuore

Sieropositività nemica di emozioni e sentimenti? Pericolo serio o fantascienza? Scopriamolo insieme.

di Francesco Giuseppe Ciniglio 2 marzo 2013 17:04

Può il virus dell’Hiv arrivare a spezzare il cuore? Di cosa stiamo parlando? Occhio alle psicosi, dato che si tratta solo di una metafora, volta ad un introdurre una ricerca condotta dall’Università Cattolica di Roma, pubblicata di recente sulla rivista “BMC Psychology”.

Secondo quest’ultima, il virus dell’Hiv andrebbe a bloccare il sistema che consente il riconoscimento delle emozioni. In parole povere i malati di Aids, le persone interessate da sieropositività, avrebbero difficoltà a riconoscere le sensazioni e le emozioni provate da amici e parenti.

Hiv ed emozioni – La ricerca

Deficit di memoria e serie difficoltà nel percepire le emozioni. E’ questo il quadro che è emerso dallo studio condotto dai ricercatori romani.  Nel corso dei test sottoposti ai malati di Hiv, molti di questi avevano difficoltà a riconoscere l’espressione di paura sul volto di amici, parenti ed estranei, mentre molti altri erano interessati da deficit di memoria, seppur passeggeri. Una problematica dunque legata alla percezione, che impedirebbe il riconoscimento delle espressioni facciali.

Secondo la dottoressa Eleonora Baldonero, coordinatrice della ricerca, al di là di questo dato sorprendente e sconcertante, almeno da un punto di vista prettamente “umano”, essere ottimisti sarebbe più che lecito, dato che fino a non molti anni fa le difficoltà a cui andavano incontro i malati di Aids erano maggiori.

Oggigiorno, grazie alle nuove cure, l’aspettativa di vita dei soggetti interessati da sieropositività è aumentata considerevolmente. Secondo la Baldonero, il suddetto miglioramento sarebbe ascrivibile alle innovative terapie antiretrovirali sperimentate negli ultimi anni.

Conclusioni

Purtroppo, almeno stando a quanto dichiarato dai ricercatori, non vi sarebbero ancora spiegazioni precise circa i fenomeni presi in esame, ovvero le alterazioni dell’area cerebrale connessa alla memoria e quella atta al riconoscimento delle emozioni. L’unica ipotesi avanzata dagli studiosi, è che, con l’incedere dell’età, le suddette problematiche potrebbero via via peggiorare.

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