Infarto: in arrivo le cellule in grado di riparare il cuore

Recuperare da un attacco al cuore con un semplice farmaco? Grazie all'identificazione dei MicroRna sarà presto possibile.

di Francesco Giuseppe Ciniglio 6 dicembre 2012 17:28

Riparare il cuore dopo un infarto? Una prospettiva che attualmente appare più che concreta, grazie alla scoperta del team di ricerca del Centro internazionale di biotecnologie e ingegneria genetica dell’Unido di Trieste.

La scoperta, recentemente pubblicata sulla rivista Nature illustra i vantaggi dati dall’identificazione di 40 molecole di Rna. Secondo i ricercatori triestini, quest’ultime, se iniettate nel cuore, sarebbero in grado di riattivare e rigenerare le cellule dormienti di una zona danneggiata da infarto, permettendo dunque all’organo di guarire alla perfezione, evitando la presenza di cicatrici o altri segni particolarmente fastidiosi.

L’equipe “triestina”, coordinata dal dottor Mauro Giacca, ha lavorato per circa 10 anni per il raggiungimento di tale scopo e già da due anni a questa parte aveva dato il via all’identificazione dei microRna.

Una volta rintracciati i ricercatori hanno dato il via alle sperimentazioni su topi e cellule umane in provetta, ottenendo risultati lusinghieri. Stando a quanto rivelato dallo stesso Giacca, lo scopo è quello di arrivare alla creazione di un farmaco, che, una volta iniettato nel cuore infartuato, sia in grado di avviarne la ricostruzione. Un obiettivo nobile e concreto, che al momento sembrerebbe essere anche piuttosto vicino.

Del resto i dati sono piuttosto allarmanti. Ogni anno nel mondo si registrano 17 milioni di vittime a causa di malattie cardiache, l’80% di quest’ultime proviene da paesi del “terzo mondo”. L’utilizzo di un “farmaco riparatore”, infatti, renderebbe alla portata di tutti la “rigenerazione del cuore” post infarto.

Senza contare la possibilità di evitare interventi chirurgici particolarmente rischiosi, visto che parliamo di una zona delicata come il cuore che non permette il minimo errore. Alla luce di ciò, le prospettive offerte dalla ricerca “Made in Trieste” sembrano essere veramente interessanti. Non resta che attendere nuovi risultati e sperare che il cammino intrapreso dai ricercatori triestini appaia meno tortuoso e lungo del previsto.

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