Risonanza aperta: tutto quello che c’è da sapere

La risonanza aperta libera dal senso di costrizione, Il Sud d'Italia ha eccellenti centri medici che ne fanno uso

di Redazione 20 Aprile 2019 18:05

Il tunnel della risonanza magnetica rappresenta una delle paure ancestrali di molti pazienti che scoprono di essere affetti da questa patologia proprio nel momento in cui sono costretti a sottoporsi a questo esame diagnostico. Molti invece sono quelli che conoscono il proprio problema e per questo rimandano o rinunciano definitivamente alle analisi di routine.

Il disagio è invalidante, motivo per cui è stata ideata la risonanza magnetica aperta, strumento efficace al pari di quello tradizionale ma molto più utile per rendere eseguibile l’esame anche per chi soffre di claustrofobia. 

La risonanza aperta ha rapidamente preso il posto dei macchinari completamente chiusi che risalgono ormai a più di vent’anni fa. La medicina ha fortunatamente fatto passi da gigante negli ultimi anni eliminando quasi definitivamente il tunnel stretto e lungo tipico degli anni 90.

I nuovi strumenti diagnostici lasciano scoperte tre parti del corpo del paziente: la testa, un fianco e i piedi, in modo che nessuno si senta chiuso in quel tubo angusto.

Strumenti che impiegano tecnologie di ultima generazione che realizzati negli ospedali ma anche negli studi radiologici, come Dimaraggi che a Cagliari rappresenta un punto di riferimento nel settore.

Risonanza aperta: dove?

Da recenti studi di settore è emerso che anche il sud è una delle zone dello stivale più all’avanguardia per questo tipo di risonanza. Sono molti, infatti, i centri in cui è possibile sottoporsi a una risonanza aperta senza lunghe attese alle quali il sistema sanitario nazionale costringe i pazienti. Ed è proprio questo un altro motivo valido, insieme alla claustrofobia, che porta molte persone a optare per questa soluzione decisamente meno spiacevole e noiosa.

La Sardegna sembra essere una delle regioni più attive in questo campo medico considerato anche che le attese per un esame con l’SSN possono arrivare fino ai 6 mesi e questo ha portato molti centri radiologici ad adeguarsi alle esigenze dei pazienti.

Si tratta di un metodo non invasivo, ma assolutamente efficace che può prevedere anche l’impiego del liquido di contrasto, a seconda di quello che il medico ha prescritto.

Per chi è adatta e per chi no

Come già detto la risonanza magnetica aperta viene utilizzata soprattutto per chi soffre di claustrofobia che chiuso in un tunnel stretto e lungo non riuscirebbe a stare. Non è però l’unica tipologia di paziente. Questo strumento, infatti, permette di sottoporre all’esame diagnostico altre categorie di pazienti che altrimenti non lo farebbero per alcuna ragione. Si tratta di anziani, di soggetti che soffrono di ansia e stress eccessivo, di attacchi di panico e anche di bambini piccoli che non amano farsi rinchiudere in un luogo così angusto, anche per un semplice questione di paura.    

È importante poi sapere per quali tipologie di persone non è adatta, perché non tutti possono usufruirne, esattamente come della Rmn chiusa.

Si tratta in questo caso di portatori di pacemaker, dispositivi ad attivazione magnetica come neurostimolatori ed elettrodi, di apparecchiature ferromagnetiche, di clip magnetiche. È importante informare immediatamente il personale della struttura che saprà muoversi di conseguenza.

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